Glossario
Costo fisso e variabile
I costi fissi non cambiano con il volume di produzione (affitto, stipendi). I costi variabili sì (materiali, energia). Distinguerli è la base del controllo dei costi.
La differenza fondamentale
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Costi fissi: restano uguali indipendentemente da quanto produci o vendi. Esempi: affitto, stipendi del personale indiretto, ammortamenti, assicurazioni. Anche se la produzione si ferma per un mese, questi costi restano.
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Costi variabili: cambiano in proporzione al volume di attività. Esempi: materie prime, manodopera diretta a cottimo, lavorazioni esterne, provvigioni sulle vendite. Se non produci, questi costi scendono a zero.
Perché è importante distinguerli
Sapere quali costi sono fissi e quali variabili serve per:
- Calcolare il punto di pareggio: quanto devo fatturare per coprire almeno i costi fissi?
- Capire il margine di contribuzione: ogni vendita quanto contribuisce a coprire i costi fissi?
- Valutare l'impatto della crescita: se il fatturato cresce ma l'utile no, spesso il problema è nei costi fissi che sono cresciuti più dei ricavi.
Un esempio pratico
Un'azienda che ha € 500.000 di costi fissi annui e un margine di contribuzione medio del 30% deve fatturare almeno € 1.670.000 solo per andare in pari. Tutto ciò che fattura oltre quel punto genera utile.
Se i costi fissi salgono a € 600.000 (nuova assunzione, affitto più grande), il punto di pareggio sale a € 2.000.000. L'azienda deve fatturare 330.000 euro in più solo per stare come prima.
Approfondisci: Punto di pareggio | Come calcolare il costo pieno